Un (quasi) bus per la Cina

Arrivato a Vladivostok i miei pensieri si focalizzano immediatamente sulla Cina. Il bus diretto ad Harbin, metropoli a Nord Est, non esiste più (maledetta Lonely), ma trovo comunque una valida alternativa con un cambio a metà strada. Due ore di viaggio su una strada sterrata e siamo all’ingresso della dogana russa. Va tutto liscio, me la cavo in mezzora con qualche semplice domanda sul perché abbia un timbro USA nel passaporto. Non si può dire lo stesso per la maggior parte delle persone del bus, da 40 ripartiamo in 4.

Foto: Matteo Rui

Arriva il momento della frontiera cinese, non faccio a tempo a mettermi in fila che mi indicano di sedermi e di consegnare il passaporto. Non parlano inglese, ripetono in continuazione “wait” con il fucile in mano, quindi sto seduto ed aspetto. Dopo tre ore di controlli agli zaini ed altre due ore di controlli al telefono ed al laptop, cancellano tutti i miei documenti e mi indicano di andare. Stanco e sconvolto, sistemo la mia roba più in fretta possibile ed esco con la certezza di non trovare più il mio bus.

Foto: Matteo Rui

Presentimento confermato, ma fortunatamente ho trovato una fantastica sorpresa. Un ragazzo russo vedendo che ero bloccato ai controlli è sceso dal bus e mi ha aspettato. Mi ha aspettato 5 ore, mi ha aiutato a prendere il ticket, a prendere il treno giusto e ad arrivare ad Harbin. Probabilmente senza di lui avrei passato la notte in dogana, ora sono pronto alla nuova avventura cinese!

Foto: Matteo Rui

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