Scampagnata a Pandino

Sarò sincera, quando ho letto “Pandino”, sulla mia guida della Lombardia, senza neppure sapere cosa ci fosse, ho deciso che ci sarei andata, perché il nome era troppo bizzarro perché il paese non contenesse qualcosa di speciale. Infatti, il motivo per cui Pandino figura tra le pagine della Lombardia da visitare è un castello risalente alla metà del Trecento, fatto erigere da Bernabò Visconti come residenza di campagna. Nonostante lo scopo a cui era destinato, il castello non fu pensato spoglio, piuttosto affrescato ovunque, persino nelle stalle.

Io mi rimbambisco quando vedo castelli, m’immagino immediatamente nelle vesti di nobildonna dalle gonne vaporose e i corpetti di broccato, la crocchia e le perle. Allora passo lunghi attimi a fissare la porta d’ingresso con il ponte levatoio (anche se a Pandino non c’è), le fessurine da cui spuntavano sicuramente le armi di difesa, i corridoi porticati da dove penso siano passati uomini in armatura pronti a difendere con grande temerarietà la fortezza. Ma poi rinsavisco e mi ricordo che in questo castello Bernabò e consorte ci andavano a riposare, a s-campagnare, lontani dalla impegnativa vita milanese. Come biasimarli.

Da Milano raggiungerete Pandino in una quarantina di minuti. Davanti al castello c’è un bar, dove potrete bere un cappuccino, un vino, un crodino, godendovi la vista insieme ai vecchietti del posto che giocano a carte, patrimonio storico del luogo tanto quanto il maniero.

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