Quella volta che ho sognato di sposarmi a Ischia

Pur essendo della vicina costiera salernitana non ero mai stata ad Ischia, il che è non dico grave, ma quanto meno imbarazzante. Ad ogni modo, evidentemente avevo bisogno di un pretesto “sacro” per sbarcare sull’isola, e quello è giunto a fagiuolo: un matrimonio. Quindi, da Milano, valigia cerimoniale fatta, io e l’allegra brigata siamo partiti per Napoli e da lì, con l’entusiasmo dei bambini in gita, siamo saliti su un traghetto. Navigando, più mi avvicinavo alla meta, più il mio cuore palpitava, e quando siamo arrivati, ad aspettarci c’era un tassista che parlava la nostra lingua con calore e familiarità e ci suggeriva luoghi da visitare rassicurandoci come un vecchio zio fa con i nipoti. La sensazione è stata quella di essere tornata a casa. Dico davvero.

La frazione dove si trovava il nostro B&B si chiama Forio (è una delle 6 presenti sull’isola) e lì sono stata al mare, trasparente, coi sassi come piace a me, con alle spalle la montagna ricoperta di un verde lussureggiante; lì ho passeggiato per i vicoli, per scoprire botteghe con prodotti tipici, il fruttivendolo che all’occorrenza ci ha preparato dei panini con pomodori e basilico profumatissimi e tonno a tranci delizioso, e ancora lì, prendendo una strada secondaria e poi girando un angolo a caso, ci siamo trovati in una piazza con una chiesa vagamente arabeggiante e un palco su cui dei bambini stavano inscenando un inferno dantesco in lingua napoletana: il teatro è vita a Napoli e dintorni, e la vita è naturalmente teatrale per i suoi abitanti.

Gli amici hanno celebrato la loro unione nella chiesa detta del Soccorso, un edificio piccolo, tutto bianco, a picco sul mare, dove tira sempre il vento. Tutto intorno ci sono piastrelle maiolicate e una scalinata lunga che percorrendola vedi l’ingresso minuscolo e delle croci, che un po’ non te lo spieghi come mai sì trovino lì, nel bel mezzo di quelle mattonelle colorate, con la distesa azzurra a fare loro da sfondo, sembra quasi ti esortino alla ponderazione. È semplice questa chiesa, ma è sentimentale, candida, bellissima. Poi, abbiamo festeggiato tutti insieme in un ristorantino appena sotto il Soccorso, i cui balconi sono stati ricavati dalla roccia e la sensazione è quella di mangiare e brindare con gli abitanti del mare, le sirene, i viandanti, gli dei di una mitologia antica alla quale la nascita di Ischia è ricondotta.

L’ultima sera a Forio, dall’alto di una terrazza, ho potuto ammirare questo tratto d’isola nella sua interezza, intravedendo il Torrione (la più grande torre della zona, un tempo impiegata per avvistare i corsari e per difendersi, oggi sede del Museo Civico), delle palme, una cupola dello stesso punto di rosa del tramonto commovente, e ho così conosciuto un pezzetto di un paese, quello campano, dal quale provengo pur ignorandone tanti luoghi di cui ogni volta scorgo elementi per cui esserne fiera. E in effetti lo sono.

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