American Honeymoon pt. 5

La strada verso il Vermont si snoda attraverso autostrade poco trafficate e distese infinite di boschi. Una gioia per gli occhi quando il panorama si apre e consente di spaziare su queste distese immense oltre che sul lago Champlain che di quando in quando fa capolino lungo il percorso. Vorrei dedicare un breve capitolo alla disavventura principale che ci è occorsa, ovvero quando la mia dolce metà ha deciso di fotografare da bordo strada il penitenziario statale che distava un chilometro circa e la sua targa (dedicato al governatore Cuomo). Sono arrivati come i falchi; due energumeni giganti che chiedono chi siamo, cosa facciamo, perché siamo li… e ci sequestrano i passaporti. Ora, non mi è d’uso, né tantomeno consono bestemmiare, ma da veneta e nipote di un nonno estremamente creativo, la serie di improperi che mi è passata per la mente come un fiume in piena non è ripetibile ed è credo anche difficilmente immaginabile. Ci trattengono oltre un’ora nel fare controlli, finché ci restituiscono i documenti e ci intimano di andarcene (dopo aver detto che avremmo dovuto cancellare le due foto incriminate): per essere sicuri ci scortano, seguendoci passo passo per oltre 20 km. Fortunatamente mancava relativamente poco alla nostra meta: Manchester, piccolo paese in mezzo al Vermont. Finalmente l’autunno e i boschi, forse comincio a divertirmi alla grande!
L’albergo che abbiamo scelto ha alle spalle oltre 200 anni di storia, portati benissimo, ma che si vedono tutti nei pavimenti non proprio dritti, nei corridoi lunghi con le pendenze che cambiano a causa degli assestamenti del legno nel corso della sua lunga vita; ha il fascino di un’anziana nobildonna con le rughe visibili ma elegante e ben tenuta. Ci accoglie una mattina con dei residui di nebbia, dopo una pioggia notturna e decidiamo di passeggiare per il paese alla scoperta dei piccoli tesori locali e dei molti negozi: Manchester è un enorme outlet ed un paradiso dello shopping. Ovviamente essendo attrezzati è anche il paradiso delle escursioni, immerso com’è nelle Green Mountain, del golf e della pesca con la mosca, per gli amanti del genere… Ci godiamo una lenta giornata di ozio, tra le vecchie case, la cascata in centro paese con il suo rombo d’acqua, i locali, i negozi più “normali” (cercate Armani? c’è, Yankee Candle? pure) e quelli più ricercati degli artisti e antiquari locali. Praticamente ogni dove fervono gli addobbi autunnali, un tripudio di foglie, zucche, crisantemi di ogni colore e graminacee ornamentali, è una gioia vederli. Ci dedichiamo al relax in albergo, nei suoi giardini immensi e nella piscina coperta dove portiamo a sguazzare Pulce in un’acqua decisamente freddina, evitiamo il golf, non ci abbiamo mai giocatola. La sera infine una deliziosa cena alla taverna dove (ahimè) i più silenziosi eravamo noi, pargolo compreso: tutti gli altri astanti avevano un livello sonoro talmente elevato per i nostri standard da essere quasi molesti.

Essere in Vermont per vedere l’autunno e il foliage implica necessariamente cercare i punti più panoramici. Quindi risaliamo in macchina e tentiamo di percorrere alcune delle strade più pittoresche. Dico tentiamo perché ancora non l’ho scritto, ma il viaggio in questione non è proprio dell’anno scorso: correva il 2011, e l’uragano Irene aveva appena spazzato e flagellato le coste di New York, riversando ingenti quantitativi d’acqua anche in Vermont, che essendo montuoso ha visto tutti i corsi d’acqua ingrossarsi, trascinando con sé case, strade, ponti… in alcuni paesi la devastazione era presente sotto forma di gigantesche voragini, di case abbattute per metà, di strade interrotte in mezzo al nulla perché la forza dell’acqua se l’era portate via.
Resta la vista di foreste immense, che si perdono a vista d’occhio, come mai prima avevo potuto ammirare, dove qua e là si cominciava a vedere qualche fiammata di rosso acceso delle prime avvisaglie dell’autunno imminente. Anche i punti coperti, tutti segnalati, molto spesso carrabili, marcano il territorio rendendolo unico, così come gli immancabili negozi in cui non si capisce che cosa vendano…

Altra tappa nella visita del meraviglioso stato del Vermont è Burlington la sua capitale, adagiata sulle sponde del lago Champlain.
Purtroppo dobbiamo adeguarci a seguire l’intestatale, e non la più panoramica statale, interrotta per i danni lasciati da Irene, e causa traffico il viaggio di andata e ritorno diventa infinito, lasciandoci di fatto pochissimo tempo per visitare la città.
Il percorso, sebbene non sia quello che avremmo voluto fare, è comunque bello: fattorie dipinte di rosso acceso, insegne che reclamizzano la produzione di sciroppo d’acero, distese infinite di zucche per le decorazioni autunnali o da intagliare ad Halloween.
Amo la pace che trasmettono i cimiteri nei paesi di cultura anglosassone: li trovo poetici a volte. Mi fermo sempre a guardarli e a scattarci foto, mia sorella può raccontarvi peregrinazioni inglesi infinite…

L’ultima mattina ci accoglie un sole limpido e freddo: ha gelato! Oggi si parte, ma non prima di aver visitato l’orgoglio storico locale: Hildene, la casa del figlio di George Washington. La strada per raggiungerla corre in mezzo ai boschi e si apre in cima ad un’altura, dominata da una vecchia casa-museo e i suoi giardini, tutti visitabili, oltre che dalla carrozza del treno del presidente, adagiata un po’ in disparte all’ombra dei faggi. La vista è meravigliosa, la storia dei Washington raccontata ampiamente in ogni particolare, cappello originale del presidente compreso. Anche se forse a fronte della nostra storia millenaria, può sembrare eccessivo, è l’orgoglio di una nazione e dei suoi principali esponenti che viene esposto, e merita la visita.
In direzione Boston, nostra ultima tappa, attraversiamo brevemente anche il New Hampshire, terra di monti e foreste, acque gorgoglianti e ponti coperti. La strada per il Massachussets sembra infinita, o forse è solo la voglia di arrivare e la lentezza del traffico americano. Mentre viaggiamo dalla radio arriva la notizia della morte di Steve Jobs. Ci attende Boston, finalmente, nostra ultima tappa…

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