American Honeymoon pt. 3

Dopo un primo approccio alla città di Toronto, e viste le tristi previsioni meteo ci mettiamo alla ricerca di una meta alternativa per visitare anche parte della natura del Canada, e, nella speranza di riuscire a vedere il fogliame autunnale in tutto il suo splendore, mi metto alla ricerca di destinazioni naturalistiche in direzione nord.

Forse la fretta, forse la lettura veloce e il mio inglese un po’ arrugginito, trovo in un sito di informazioni turistiche dell’Ontario una nota su una cascata. Bene, la destinazione è scelta. Poco importa che ci vogliano oltre 300 km per raggiungerla e noi viaggiamo con un bambino di neanche un anno, il cui passatempo preferito è far vibrare le labbra e muoverle con le dita mende ripete continuamente: “babu babu”; per ore.

Ci mettiamo in marcia, attraversiamo campagne coltivate, piccole aree incolte e partiamo verso la Georgian Bay, insenatura del Huron Lake. Lungo il percorso troviamo quanto ci si aspetta di vedere anche partendo impreparati: boschi che avvolgono la strada come fosse la navata di una cattedrale, case dagli steccati bianchi immacolati e dai giardini curati, qualche sparuto albero ammantato di rosso, fattorie con solo e fienili, cartelli di attenzione per attraversamento alci, e tartarughe! questo ci mancava, non lo avevamo ancora mai visto, il tutto accompagnato dalla colonna sonora degli interminabili babu-babu che cambiando a volte di ritmo e tono.

Dopo interminabili ore in macchina finalmente raggiungiamo la meta. Parcheggiamo nell’area attrezzata e ci avviamo per il sentiero verso le cascate. Avendo visto quelle del Niagara ci aspettiamo di sentire il rumore prima di vederle, ma nulla colpisce il nostro udito se non un piacevole gorgogliare quasi da torrente alpino. Nel momento in cui si apre la vegetazione e raggiungiamo la sponda, restiamo allibiti dalle cosiddette cascate: un salto d’acqua di forse tre metri diviso in decine di piccoli scalini. Per carità, bello, ma non da farsi 300 km per vederlo!

Ci guardiamo un po’ intorno, un pescatore con la mosca solitario si gode la tranquillità, le rane saltellano tra i massi nelle pozze di acqua calma, qualche albero sta iniziando a cambiare le foglie… insomma il nostro Molinetto della Croda non ha nulla a che invidiare

Forse le mie doti di guida turistica avevano bisogno di essere ancora affinate; e se non ha chiesto il divorzio per i quasi 800 km tra andate e ritorno, quando per lavoro ne fa 90.000 all’anno, bhè, deve essere amore!

L’ultimo giorno a Toronto ci accoglie con un cielo plumbeo, anche se le previsioni non sembrano promettere pioggia. Fiduciosi che siano corrette usciamo a piedi, passeggino d’ordinanza, dopo aver superato il fuoco di sbarramento delle ragazze della reception che ogni mattina si profondono in complimenti e coccole a Pulce, il quale tutto felice le ricambia con gorgheggi, grandi sorrisi e piccoli dentini appena spuntati.

Ci dirigiamo sul lungo lago, attraversiamo parchi curati, dove volano centinaia di farfalle sulle aiuole fiorite, e le oche canadesi di riposano in attesa di partire verso sud. Cercare di immortalare le farfalle si rivela un’impresa ardua e dai risvolti quasi tragicomici.

In piena modalità turistica facciamo anche il giro con il traghetto ed ammiriamo il lungolago splendido anche in una giornata così uggiosa e poi ci dirigiamo verso la torre delle telecomunicazioni: non sia mai che il soffrire di vertigini mi imponga dei limiti (come se non mi fosse bastato l’attacco di panico in cima alla Sagrada Familia…). Come potete immaginare il panorama, guardando in orizzontale, è notevole, fosse stata una giornata limpida e serena sarebbe stato mozzafiato, il pavimento in vetro che ti consente di vedere esattamente sotto di te, che quello per me è stato un tantino meno esaltante: che dire: felice di tornare a pigiare i piedi a terra!

Poco distante, anzi, proprio a due passi, c’è il museo ferroviario, con le vecchie motrici, perfettamente restaurate, esposte e visibili. Merita assolutamente la passeggiata, è come tornare a giocare con i trenini, colossali e bellissimi.

Il sole ci sorprende al tramonto, quando ormai le strade sono all’ombra dei palazzi, ma le facciate vetrate riflettono e s’incendiano dei colori della sera.

Continuiamo la nostra lunghissima passeggiata, le strade che durante la giornata erano piene prevalentemente di turisti, piano piano piano si riempiono delle persone che rincasano dopo la giornata di lavoro. molta gente a piedi, in bici, molte auto.

La città si congestiona, ma non è il traffico nervoso di molte città americane già visitate, è più composto e rilassato, ha un’indole più tranquilla.

Toronto ci saluta con un tramonto spettacolare, dopo una giornata grigia che neanche novembre in pianura padana. A presto!

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